14:29 3 Luglio – ZAFILA [continua...]

Così scoppia una risata generale. La piccola di due anni si sistema tra le braccia di mia zia, un altra più grande si siede sulle ginocchia di mia mamma.

E poi la signora più giovane con la piccola...Tutti trovano un posto. anche il sacco di cocchi che mi batte sulle gambe. La pista in sabbia ci fa sobbalzare. Paola, curiosa chiede dove vanno e perché erano lì. Scopriamo così che arrivano da una festa di fidanzamento e che la signora più giovane è la mamma dei bambini. L’anziana la nonna. Dopo un primo momento di imbarazzo iniziamo a parlare in un misto di Italiano e portoghese. I balzi ci fanno ridere. Quando li lasciamo sulla strada non eravamo più sconosciuti ma conoscenti. Arricchiti entrambi da quell’ incontro sulla strada. Un altro mondo è possibile. Ora.

22:46 3 Luglio

L'aereo plana sulla grande baia.... Con il cuore in gola vedo l'azzurro scontrarsi con la terra riarsa. Vedo le auto, ce ne sono sempre di più. Poi le ruote toccano terra, l'attesa delle valigie, l’abbraccio caldo di suor Miriam. Pemba finalmente! Prendiamo posto sul retro del pik-up. Mentre percorriamo i novanta km che ci separano da Metoro rivedo altri viaggi. E come tornare indietro con la memoria...

Zafila è una bimba di quattro anni. La rivedo con piacere, all’asilo. Mi corre incontro poi si blocca e mi guarda. Il suo sguardo è profondo, pesante. Mi scava dentro. Ha una blusa che arriva fino alle ginocchia i capelli raccolti in tanti piccoli gomitoli. Zafila l’anno scorso era piena di ferite e piaghe, era arrivata un giorno davanti alla porta della missione. Piangeva e chiamava forte suor Antonietta. Le cure e le attenzioni l hanno trasformata. Oggi grande giorno, la scopro con la pila in mano e gli occhi fissi sulla macchina da cucire. Mia mamma al buio della stanza sta cucendogli la gonnellina della divisa. Non ne ha mai avuta una. Gli occhi brillavano nel buio, nell’altra mano teneva stretto un pacchettino con le caramelle. Zafila è una delle bimbe che sosteniamo a distanza. Grazie.

30 Maggio 2013

trenoSiamo arrivati a Cuamba ieri pomeriggio dopo 12 ore di treno. Il viaggio è stato bello. Le persone incontrate, le parole e i colori. In questi giorni stiamo parlando molto, mi racconta storie, scambiamo opinioni su politica e modi di vivere. Cuamba è una piccola cittadina, le strade sono di terra, passano poche auto che sollevano nuvole di polvere. Facendo il giro della città si respira un aria di tranquillità, di frontiera. Qui il confine con il Malawi e vicino. Molte persone arrivano per comprare nelle botteghe degli indiani. Ma tutto con molta calma. È cosi lontana la frenesia di Maputo. Si respira l’Africa. Le suore dell’Immacolata Concezione di Lichinga che seguono l’orfanotrofio di Mepanhira e i centri nutrizionali ci hanno accolto con calore. Oggi ci recheremo a Mepanhira. Ci sono tre ore di fuoristrada. Ho il cuore pieno di emozioni un po’ come l’ansia del marinaio che aspetta il vento per aprire le vele e partire. Andremo via alle 14,00.

Stanotte dormo lì. Sotto il cielo di Mepanhira.

Stefano

29 Maggio 2013

La sveglia del cellulare rompe il silenzio. Mentre sono in bagno, nella casa di Roberto, l’amico di Armando, sento il taxista che strombazza. Rapidi prendiamo le nostre borse e scendiamo in strada. Sono le 3,00. Nampula che di giorno è in continuo movimento, sta ancora dormendo. L’auto si infila veloce nella strada principale. Il parabrezza è frantumato, come colpito da un proiettile, proprio all’altezza degli occhi del tassista. Le buche sono tutte nostre, sembra di essere su una barca in balia della tempesta. Arriviamo davanti alla stazione ferroviaria, fuori non c è nessuno. Cerchiamo il cancello arrugginito e sulla nostra destra scorgiamo una lunga fila di coperte e capulane colorate che all’improvviso prendono vita: sono le persone che da ieri sono in attesa. Attraversiamo il piazzale e probabilmente la nostra presenza dà il segnale della sveglia. Conquistiamo la prima fila davanti alla biglietteria. Iniziano ad arrivare le prime persone…Donne con i bambini piccoli avvolti nelle copulane, altre portano in testa cesti colmi di banane. Gli uomini prendono posto nella fila, tutto in un estremo silenzio. L’aria è ancora fredda e una leggera nebbiolina avvolge tutti noi. Il treno ha due classi. La seconda e la terza. Dai racconti di Armando la seconda ha le cuccette. Partiremo alle 4,00 per arrivare a Cuamba alle 16,00. Si accende la luce della biglietteria ed un tratto appare anche il guardiano, che urla contro alcune donne che non sono bene in fila. Si muove il compensato che chiude la feritoia. Esce una mano, eccoci! Finalmente, dopo tre ore di attesa possiamo comprare i biglietti di seconda classe. Intanto nel piazzale la lunga fila di persone che fino a quel momento erano silenziose e pazienti, fanno un salto e si mette in cammino verso il treno. Una volta passato il controllo corrono verso i vagoni, che vengono assaltati. Con Armando ci sistemiamo nello scompartimento. Il sedile ha la plastica strappata e non c’è lo schienale. Il finestrino non si chiude e quando il treno parte l’aria fredda ci scuote dal torpore. È bellissimo, percorriamo i primi chilometri avvolti dalla nebbia, il sole lentamente fa capolino; squarcia la nebbia creando mille riflessi. Pian piano il sole vince la sua battaglia. Ora brilla alto nel cielo nonostante siano solo le 7,00. Nel nostro scompartimento arriva una signora mozambicana con il figlio: si chiama Teresa e il piccolo, Luiz. Avvolto nella felpa di SOLE chiudo gli occhi seguendo l’esempio di Armando. Ma la curiosità e la voglia di assaporare il viaggio e la gente non mi fa chiudere gli occhi. Mi alzo e vado in corridoio davanti al finestrino aperto. Respiro l’aria fresca, lo sguardo si perde nell’infinito. In lontananza montagne che paiono disegnate da bambini sotto il verde del mato (foresta). Più vicino vedo manghi dal folto fogliame e cajù enormi. È una settimana che sono in Mozambico, ma solo ora, davanti a questo paesaggio ritrovo l’essenza dell’Africa.

treno2Aspiro tutto, quasi a voler essere parte di questo mondo. Neanche il tempo di perdermi dietro ai miei pensieri che vedo molte persone lungo i binari. Il treno rallenta fino a fermarsi. È la prima stazione. Ma non vedo nessun villaggio!Bambini corrono lungo i binari con ceste sulla testa cariche di banane, fagioli, limoni. Donne in equilibrio tengono sulla testa canne da zucchero; sotto l’ombra dei grandi cajù le donne più anziane riforniscono i venditori. Dal treno si sentono urla che richiedono la merce preferita. Passaggio di denaro, sacchetti colorati che vengono issati sul treno. Colori rumori e profumi tutti i sensi di risvegliano. Ad ogni fermata, che sia un villaggio grande o uno sparuto gruppo di capanne, lo spettacolo si replica. Variano le merci, a seconda della produzione locale. Questo era tutto in diretta! A voi qualche immagine di quel momento…

27 Maggio 2013

Ogni mattina la difficile vita di chi vive nei barrio della periferia di Maputo. Accaparrarsi un posto sui chapas...Oggi è il 5° giorno di sciopero dei medici negli ospedali tra il totale disinteresse del governo. Un altro mondo è possibile. Ora.

27 Maggio 2013

Nel cuore della notte, quando il cielo è nero e il sonno più pesante, c'è chi si sveglia alle 3,00. Felicia scende dal letto, facendo attenzione a non svegliare la piccola Maria che dorme accanto a lei. Apre la porta ed esce nell'oscurità. Il gallo dei vicini inizia il primo canto. Felicia si dirige verso il pozzo, sposta la tavola di legno, getta il secchio e svuota l'acqua dentro un bollitore. Rientra nella piccola stanza ed accende il gas per scaldare l'acqua per il bagno di Maria. Sulla sedia, la sera prima, aveva sistemato l'asciugamano, lo prende ed esce di nuovo. Il secchio fa un nuovo tuffo e l'acqua viene versata in una bacinella che Felicia ha con sé. Torna in cucina dove l'acqua bolle. Sveglia Maria, tra un'ora passerà a prenderla il chapas per andare a scuola. Versa un pò d'acqua bollente nelle due tazze e il resto nella bacinella per il bagno di Maria. Dopo il bagno è il momento della colazione. La bustina del tè passa nelle due tazze; Felicia con un sorriso porge un pezzo di pane con un velo di margarina che Maria divora. Come due modelle si vestono e si pettinano davanti allo specchio. Sono pronte. Escono... La notte è meno buia. Sono solo le 4,00 ma il barrio è già sveglio. Le donne con le ceste del pane arrivano da lontano per essere le prime ad accaparrarsi i clienti. Gli uomini camminano veloci per arrivare al chapas in tempo. Felicia e Maria attraversano il barrio a passo spedito. Quando arrivano sulla strada principale è madrugada. Non è ancora l'alba ma non è più notte. È il tempo di mezzo. Alle 4,30 arriva il chapas per portare Maria e gli altri bambini in città. La scuola inizia alle 6,30 ma il giro è ancora lungo. Poco dopo arriva un camion carico di persone in piedi che si tengono uno con l'altro. Il camion si ferma proprio davanti a Felicia, oggi è fortunata! Sale aiutata dagli altri passeggeri. Dovrà prendere altri due chapas per arrivare alle 8,00 nel suo ufficio in centro città. Un altro mondo è possibile. Ora.

 

25 Maggio 2013

 

Sono stato colto da un pensiero...Oggi pomeriggio riposo, sono seduto in veranda. Il cielo si tinge dei tenui colori della sera. I bimbi giocano a pallone insieme ad altri amici. La piccola Faida è seduta sulle mie gambe. Sto leggendo "Un arcobaleno nella notte" di Dominique Lapierre. Racconta di come è nato l'apartheid. Leggo le pagine dove racconta i metodi con cui si dividevano le persone, in base al colore e al tipo di capelli. Come sono state umiliate intere generazioni. Guardo la piccola Faida, i suoi occhioni...Grazie al sogno e alla tenacia quella vergogna è stata cancellata ma non bisogna smettere di essere forti. Un altro mondo è possibile. Ora.